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Lancio di un nuovo prodotto: gli errori nascosti su nome e contenuti che possono bloccare il progetto

  • 17 mar
  • Tempo di lettura: 5 min

Quando si prepara il lancio di un nuovo prodotto o servizio, è fondamentale fare un controllo legale mirato su marchio, nome, dominio, immagini e diritti d’uso. Ecco la checklist per evitare errori.


AI una check list con delle spunte verdi e un elenco, accanto un pc

Uno degli errori più costosi nel lancio di un nuovo prodotto o servizio è investire in naming, logo, packaging, sito, ADV e contenuti prima di aver verificato se quel progetto sia realmente utilizzabile e difendibile sul piano legale.


Il risultato, quando emergono criticità, è quasi sempre lo stesso: rebranding forzato, contestazioni, rimozione di contenuti e spreco di budget.


Per evitarlo, conviene fare un controllo preliminare su marchio, dominio, denominazione, immagini e diritti d’uso.



SOMMARIO


1) Verifica se il nome scelto è davvero registrabile


Molte imprese scelgono nomi che descrivono direttamente il prodotto, il servizio o una sua qualità. Il problema è che un marchio troppo descrittivo, generico o di uso comune può essere respinto perché privo di carattere distintivo.

In termini semplici: più un nome descrive ciò che vendi, meno è forte come marchio.

Se manca questo requisito, l’Ufficio può respingere la domanda, con il risultato di aver investito in grafica e comunicazione per un segno che non può essere registrato (ad esempio, con tutta probabilità il marchio "Best light" per delle lampade verrebbe rigettato).

Se non si ottiene un marchio registrato, si perde il miglior diritto di esclusiva garantito dalla legge. Per questo motivo, è opportuno prima verificare la registrabilità e poi lavorare sull’identità visiva.


2) La disponibilità su Google non è una ricerca di anteriorità


Un altro equivoco tipico riguarda la ricerca del nome online. Una ricerca su Google o sui social è utile, certo, ma non è una verifica di anteriorità.

Le banche dati ufficiali dei marchi sono lo strumento corretto per capire se esistono segni identici o simili già depositati da altri per prodotti o servizi affini.

La verifica non riguarda infatti solo l'identità, ma anche il rischio di confondibilità: contano le somiglianze visive, fonetiche e concettuali.

È proprio su queste ultime che si fondano molte opposizioni.

Una buona ricerca preliminare riduce drasticamente il rischio di ricevere contestazioni dopo il lancio, quando ormai tutto è già stato costruito attorno al brand.

Per comprendere meglio i criteri che vengono presi in considerazione dagli Uffici Marchi nel giudizio di confondibilità, puoi approfondire l'argomento al seguente link.

 

3) Registrare il dominio non è sufficiente


La disponibilità tecnica del dominio non equivale a libertà d’uso del nome.

Un dominio può essere registrabile sul piano tecnico e, allo stesso tempo, entrare in conflitto con marchi anteriori o con altri segni distintivi già usati sul mercato.

Il Codice di Proprietà Industriale, infatti, tratta in modo unitario marchio, ditta/denominazione, insegna e nome a dominio e questo implica che, se il dominio coincide con un marchio altrui o crea confusione, il suo uso può essere contestato (principio di unitarietà dei segni distintivi).

Per questo motivo il controllo va esteso almeno a banche dati marchi, domini e Registro Imprese.

 

4) Verifica denominazione sociale e ditta


Molti si concentrano esclusivamente sul marchio e dimenticano che anche la ditta e la denominazione sociale hanno una tutela autonoma nel Codice Civile.

Se una denominazione è simile alla tua e idonea a generare confusione sul mercato, possono sorgere contestazioni non solo sul piano dei segni distintivi, ma anche sotto il profilo della concorrenza sleale. E questo vale anche se stai operando in ambito digitale.

La verifica sul Registro Imprese non serve solo a evitare omonimie formali. Serve a intercettare possibili aree di sovrapposizione commerciale e di confusione sul mercato, anche prima che emerga una contestazione.

 

5) Controlla sempre l’origine delle immagini e dei contenuti online


Un altro punto delicato riguarda foto, grafiche, testi e materiali reperiti sul web.

Se un contenuto è online, non significa che sia riutilizzabile liberamente.

La legge sul diritto d’autore protegge l’opera dal momento stesso della sua creazione, indipendentemente da dove venga pubblicata.

È sempre indispensabile verificare le fonti, l’esistenza di diritti d’autore su tali contenuti e l’eventuale possibilità di richiedere una licenza d’uso al legittimo titolare.

Se vuoi sapere se puoi usare immagini create con l’IA per la tua impresa, puoi dare un'occhiata alla nostra guida.

 

6) Con agenzie e freelance i diritti vanno regolati per iscritto


Un altro errore molto diffuso è ritenere che, pagando una prestazione creativa a un grafico, social media manager, videomaker o agenzia, i diritti vengano automaticamente trasferiti all’azienda.

Il pagamento della prestazione, da solo, non è idoneo a determinare titolarità, ampiezza e limiti dei diritti d’uso.

È necessario un accordo scritto che regoli:

  • chi è l’autore del contenuto;

  • quali diritti vengono trasferiti;

  • per quali canali e territori è possibile usare il materiale;

  • se è consentita la modifica;

  • la consegna dei file sorgente;

  • le garanzie sull’originalità e la manleva in caso di contestazioni.

Senza questo passaggio, l’azienda rischia di non avere pieno controllo sul materiale creativo che usa quotidianamente.

 

7) Il momento giusto per depositare il marchio è prima del lancio


Rimandare il deposito del marchio espone il progetto nella sua fase più delicata.

Il deposito è uno snodo strategico, perché fissa la data della domanda e consolida la posizione del richiedente prima che il brand venga esposto al mercato.

Per questo, nella maggior parte dei casi, conviene depositare prima del lancio o, comunque, prima di investimenti significativi in comunicazione e ADV.


Conclusioni


Questi controlli servono a evitare che il progetto nasca con un problema già incorporato e costano meno di un rebranding, di una diffida o del ritiro di una campagna.


Verificare il quadro dei diritti, depositare il marchio prima del lancio e disciplinare i diritti sui contenuti significa trattare il brand per quello che è: un asset da proteggere, non solo da comunicare.


Prima di investire in nome, logo, sito, ADV e contenuti, conviene verificare se il progetto è davvero difendibile.

Appunto può assisterti con una verifica preliminare su marchio, dominio, denominazione, contenuti e contratti creativi, prima del lancio.


 

FAQ

1) Se il dominio è libero, posso usare quel nome come marchio?

No. La disponibilità del dominio non basta. Devi verificare anche l’assenza di conflitti con marchi anteriori e con altri segni distintivi (denominazione, ditta, insegna).


2) Basta cercare il nome su Google prima di lanciare un brand?

No. Google è utile ma non sostituisce la ricerca nelle banche dati marchi e la verifica sul Registro Imprese.

3) Posso usare immagini trovate online per il mio e-commerce o i social?

In generale no, salvo che tu abbia un titolo valido (licenza, autorizzazione, cessione dei diritti o altra base legittima d’uso). Il fatto che un contenuto sia online non significa che sia liberamente utilizzabile.

4) Se pago un grafico o un’agenzia, i diritti passano automaticamente all’azienda?

Non sempre. La titolarità e i diritti d’uso vanno regolati in modo chiaro per iscritto, soprattutto per logo, visual, video e contenuti social.

5) Quando conviene depositare il marchio?

Prima del lancio commerciale o, comunque, prima di investire in modo rilevante in branding e advertising. Depositare tardi aumenta il rischio di dover cambiare nome dopo aver speso budget.

6) Quali controlli minimi devo fare prima di aprire un e-commerce?

Marchi, dominio, Registro Imprese, diritti su immagini e contenuti, contratti con agenzia/freelance e strategia di deposito del marchio.


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