Copyright strike su YouTube, Instagram e Facebook: quando si perde l'account?
Se fai il creator, sei un imprenditore la cui infrastruttura appartiene ad un terzo privato.
Dalla segnalazione alla chiusura dell'account: guida pratica per creator, aziende e professionisti che pubblicano contenuti sui social

Chi pubblica contenuti sui social media convive con un rischio spesso sottovalutato: la segnalazione per violazione del diritto d'autore.
Le conseguenze, infatti, non si limitano alla semplice rimozione di un singolo video o di un singolo post. Molte piattaforme applicano specifiche politiche di recidiva (repeat infringer policy), in base alle quali l'accumulo di un determinato numero di segnalazioni può comportare la sospensione o la chiusura definitiva dell'account.
Per creator, influencer e, in generale, professionisti che lavorano con i social, ciò può tradursi nella perdita di contenuti, follower e di una rilevante fonte di reddito.
Vediamo cosa prevedono, in concreto, YouTube, Instagram e Facebook e quali strumenti ha l'utente per difendersi.
SOMMARIO
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Il quadro normativo: perché le piattaforme preferiscono prima rimuovere i contenuti e dopo chiedere chiarimenti
Il quadro normativo di riferimento è particolarmente articolato, poiché le piattaforme digitali operano su scala globale e consentono l'interazione tra utenti soggetti a ordinamenti giuridici differenti.
USA
Negli USA, il Titolo II del Digital Millennium Copyright Act (DMCA), rubricato Online Copyright Infringement Liability Limitation Act, introduce il sistema dei cosiddetti safe harbor, che limita la responsabilità dei fornitori di servizi online per le violazioni del diritto d'autore commesse dagli utenti, purché siano rispettate le condizioni previste dalla legge (17 U.S.C. § 512).
Tra queste assume particolare rilievo la procedura di notice and takedown. Quando il titolare del diritto d'autore, o un suo rappresentante autorizzato, presenta una segnalazione conforme ai requisiti di legge, il provider è tenuto a rimuovere tempestivamente il contenuto contestato o a disabilitarne l'accesso senza effettuare un accertamento preventivo sulla fondatezza della pretesa. Solo successivamente informa l'utente interessato, il quale può contestare la rimozione mediante una counter-notice qualora ritenga che il contenuto sia stato eliminato per errore o a seguito di un'identificazione impropria.
Il legislatore statunitense tutela inoltre il provider che abbia agito in buona fede, escludendone la responsabilità nei confronti dell'utente anche nell'ipotesi in cui il contenuto venga successivamente reintegrato a seguito dell'accertamento della sua liceità.
Per beneficiare della protezione offerta dal regime di safe harbor, il provider deve altresì adottare, applicare in modo ragionevole e portare a conoscenza degli utenti una policy che preveda, nelle circostanze appropriate, la sospensione o la cessazione degli account degli utenti responsabili di violazioni reiterate del diritto d'autore.
Unione Europea e Italia
Nell'Unione europea il quadro normativo poggia oggi su due pilastri che si applicano in modo cumulativo: la Direttiva (UE) 2019/790 sul diritto d'autore nel mercato unico digitale, che disciplina specificamente la responsabilità delle piattaforme per i contenuti protetti, e il Regolamento (UE) 2022/2065 (Digital Services Act, DSA), che detta regole generali su segnalazioni, rimozioni e sospensione degli account e che lascia impregiudicata la disciplina speciale in materia di diritto d'autore (art. 2, par. 4, lett. b, DSA).
La Direttiva copyright (Direttiva UE 2019/790): art. 17
L'art. 17 stabilisce che le piattaforme (come YouTube, Instagram e Facebook) che ospitano grandi quantità di contenuti caricati dagli utenti organizzati e promossi a scopo di lucro
definizione ex art 2, n. 6 della Direttiva UE 2019/790
6) «prestatore di servizi di condivisione di contenuti online»: un prestatore di servizi della società dell'informazione il cui scopo principale o uno dei principali scopi è quello di memorizzare e dare accesso al pubblico a grandi quantità di opere protette dal diritto d'autore o altri materiali protetti caricati dai suoi utenti, che il servizio organizza e promuove a scopo di lucro. I prestatori di servizi quali le enciclopedie online senza scopo di lucro, i repertori didattici o scientifici senza scopo di lucro, le piattaforme di sviluppo di e condivisione di software open source, i fornitori di servizi di comunicazione elettronica ai sensi della direttiva (UE) 2018/1972, i mercati online, i servizi cloud da impresa a impresa e i servizi cloud che consentono agli utenti di caricare contenuti per uso personale non sono prestatori di servizi di condivisione di contenuti online ai sensi della presente direttiva.
compiono esse stesse un atto di comunicazione al pubblico e sono quindi direttamente responsabili delle opere protette caricate dagli utenti, salvo che abbiano ottenuto una licenza dai titolari.
testo art. 17, par. 4 della Direttiva UE 2019/790
4. Qualora non sia concessa alcuna autorizzazione, i prestatori di servizi di condivisione di contenuti online sono responsabili per atti non autorizzati di comunicazione al pubblico, compresa la messa a disposizione del pubblico, di opere e altri materiali protetti dal diritto d'autore, a meno che non dimostrino di:
a) aver compiuto i massimi sforzi per ottenere un'autorizzazione, e
b) aver compiuto, secondo elevati standard di diligenza professionale di settore, i massimi sforzi per assicurare che non siano disponibili opere e altri materiali specifici per i quali abbiano ricevuto le informazioni pertinenti e necessarie dai titolari dei diritti; e in ogni caso,
c) aver agito tempestivamente, dopo aver ricevuto una segnalazione sufficientemente motivata dai titolari dei diritti, per disabilitare l'accesso o rimuovere dai loro siti web le opere o altri materiali oggetto di segnalazione e aver compiuto i massimi sforzi per impedirne il caricamento in futuro conformemente alla lettera b).
In mancanza di licenza, la piattaforma va esente da responsabilità solo se dimostra:
di aver fatto il possibile per ottenere la licenza;
di aver compiuto, secondo elevati standard di diligenza professionale di settore, i massimi sforzi per assicurare che non siano disponibili opere e altri materiali specifici per i quali abbia ricevuto le informazioni pertinenti e necessarie dai titolari dei diritti;
di aver agito tempestivamente, una volta ricevuta una segnalazione sufficientemente motivata, per rimuovere il contenuto contestato o disabilitarne l'accesso e per impedirne il futuro caricamento.
Questo meccanismo spiega la prassi del "prima rimuovo, poi verifico": la piattaforma che non rimuove rischia di rispondere in proprio della violazione.
L'art. 17 bilancia però tali obblighi con garanzie a tutela degli utenti. Le misure di controllo e rimozione non devono impedire la diffusione di contenuti leciti, in particolare di quelli utilizzati a fini di citazione, critica, rassegna, caricatura, parodia o pastiche (art. 17, par. 7). Le piattaforme devono inoltre predisporre procedure di reclamo e ricorso effettive e rapide, con verifica umana delle decisioni di rimozione, e gli utenti devono poter accedere a meccanismi di risoluzione extragiudiziale delle controversie, ferma restando la tutela giurisdizionale (art. 17, par. 9).
Il Digital Services Act: segnalazioni, motivazione e sospensione degli account
Il DSA, applicabile dal 17 febbraio 2024, aggiunge un livello di tutela orizzontale che riguarda direttamente il tema delle sanzioni e della recidiva:
art. 16: le segnalazioni devono essere sufficientemente precise e adeguatamente motivate, e la piattaforma deve trattarle in modo tempestivo, diligente, non arbitrario e obiettivo;
art. 17: ogni restrizione (rimozione del contenuto, sospensione o chiusura dell'account) deve essere accompagnata da una motivazione chiara e specifica, che indichi i fatti, la base giuridica o contrattuale della decisione e i mezzi di ricorso disponibili;
art. 20: la piattaforma deve mettere a disposizione un sistema interno di gestione dei reclami, gratuito, accessibile per almeno sei mesi dalla decisione, le cui decisioni non possono essere adottate esclusivamente con mezzi automatizzati;
art. 21: l'utente può rivolgersi a un organismo di risoluzione extragiudiziale certificato dal Coordinatore dei servizi digitali;
art. 23: la sospensione dell'account per pubblicazione frequente di contenuti manifestamente illeciti è consentita solo per un periodo ragionevole, previo avvertimento e sulla base di una valutazione caso per caso, che tenga conto del numero assoluto e relativo delle violazioni, della loro gravità e dell'intenzionalità. La stessa norma prevede, specularmente, la sospensione del trattamento delle segnalazioni provenienti da chi presenta con frequenza notifiche o reclami manifestamente infondati. La politica applicata deve essere indicata in modo chiaro nei termini di servizio.
La sospensione prevista dall'art. 23 per la reiterata pubblicazione di contenuti manifestamente illeciti non può essere automatica: richiede un previo avvertimento e una valutazione caso per caso. Le decisioni di sospensione o chiusura dell'account sono inoltre soggette ai meccanismi di reclamo previsti dal DSA.
Italia
La Direttiva 2019/790 è stata recepita con il D.Lgs. 177/2021, che ha introdotto gli artt. 102-sexies – 102-decies della legge sul diritto d'autore. L'art. 102-nonies l.d.a. garantisce agli utenti la possibilità di caricare contenuti a fini di citazione, critica, rassegna, caricatura, parodia e pastiche. L'art. 102-decies l.d.a. impone regole precise sulla procedura di rimozione:
il titolare dei diritti che richiede la disabilitazione dell'accesso a un contenuto deve fornire un'adeguata motivazione della propria istanza;
le decisioni adottate dalle piattaforme non possono essere affidate esclusivamente a strumenti automatizzati, ma devono essere soggette a verifica umana;
in caso di rimozione o disabilitazione dell'accesso, il prestatore è tenuto a informarne senza indugio l'utente e a mettere a sua disposizione procedure di reclamo rapide ed efficaci. La decisione assunta all'esito della procedura può essere sottoposta al controllo dell'AGCOM, ferma restando la possibilità per le parti di adire l'autorità giudiziaria.
Differenza tra "Content ID" e "copyright strike"
Prima di parlare delle politiche delle piattaforme, occorre sgombrare il campo da un equivoco frequente. Su YouTube esistono due sistemi distinti che segnalano l'uso di contenuti altrui, con conseguenze molto diverse.
Il primo è Content ID, il sistema automatico di riconoscimento dei contenuti.
I titolari di grandi cataloghi (etichette discografiche, case di produzione, distributori) forniscono a YouTube copie di riferimento delle proprie opere; ogni video caricato viene confrontato con questo archivio e, in caso di corrispondenza, il titolare riceve una rivendicazione (claim) e decide cosa farne secondo la politica impostata in anticipo: monetizzare il video a proprio favore, tracciarne le statistiche, oppure bloccarne la visione in alcuni Paesi o ovunque. Il claim non presuppone alcuna segnalazione formale né una valutazione giuridica: è il frutto di un accordo tra YouTube e i partner del programma.
Il claim Content ID non è un copyright strike. Non conta ai fini della "regola dei tre", non limita le funzionalità del canale e non ne comporta la chiusura. L'utente può contestarlo con una procedura interna (dispute): il titolare ha un termine per rispondere e può rilasciare il claim oppure confermarlo. Se lo conferma, l'utente può insistere con un ricorso (appeal); a quel punto, però, il titolare ha una sola strada per mantenere la propria posizione: presentare una vera richiesta legale di rimozione. È solo in questo passaggio che il claim si trasforma in uno strike.
Il secondo sistema è quello del copyright strike, che scatta a seguito di una copyright removal request, cioè la segnalazione formale presentata dal titolare dei diritti o da un suo rappresentante. È di questo che si occupa il paragrafo che segue.
La distinzione ha conseguenze pratiche in entrambe le direzioni. Chi riceve un claim tende ad allarmarsi credendo di aver ricevuto uno strike; chi ne ha accumulati molti senza conseguenze tende, all'opposto, a sottovalutare il primo strike vero. L'errore più costoso è però un altro: contestare un claim Content ID fino all'appeal senza disporre effettivamente dei diritti. In quel caso si trasforma un problema di monetizzazione, che non mette a rischio il canale, in uno strike che lo mette a rischio.
YouTube: tre strike e perdi il canale
YouTube è la piattaforma più trasparente sulle conseguenze delle segnalazioni per copyright. Secondo la guida ufficiale, un copyright strike viene applicato quando un contenuto viene rimosso a seguito di una richiesta legale di rimozione (copyright removal request) presentata dal titolare dei diritti o da un suo rappresentante autorizzato. Ricevuta la segnalazione, YouTube ne verifica la conformità ai requisiti previsti e, qualora la ritenga valida, procede alla rimozione del contenuto al fine di rispettare la normativa sul diritto d'autore, dandone comunicazione all'utente. Tale valutazione viene effettuata mediante una combinazione di strumenti automatizzati e controlli umani.

L'utente può ottenere la rimozione dello strike attraverso tre diverse modalità:
completare il programma formativo Copyright School e attendere il decorso di novanta giorni, trascorsi i quali lo strike viene automaticamente eliminato;
ottenere una ritrattazione (retraction) dal soggetto che ha presentato la segnalazione;
presentare una counter notification qualora ritenga che la rimozione sia avvenuta per errore o che il contenuto rientri in un'eccezione al diritto d'autore.
Particolarmente severa è la disciplina applicata ai recidivi. Al terzo copyright strike nell'arco di novanta giorni, infatti, YouTube procede di norma alla chiusura del canale e alla rimozione dei contenuti associati. In tale ipotesi, l'utente può tentare di ottenere il ripristino del canale presentando una counter notification attraverso YouTube Studio oppure tramite gli altri canali indicati dalla piattaforma, quali posta elettronica, fax o posta ordinaria.

Instagram e Facebook (Meta): nessuna soglia dichiarata, ma lo stesso rischio di sospensione dell'account
Rispetto a YouTube, Meta adotta un approccio meno trasparente sulle sanzioni derivanti dalla violazione del diritto d'autore.
Le pagine di assistenza di Instagram e Facebook non indicano un numero preciso di segnalazioni oltre il quale scatta la chiusura dell'account, il che rende il rischio più difficile da valutare per l'utente.
Il titolare dei diritti che ritiene violata la propria opera può presentare una segnalazione attraverso i moduli online messi a disposizione dalla piattaforma, distinti per Facebook e per Instagram. Se la segnalazione viene accolta, il contenuto viene rimosso e l'autore della pubblicazione ne riceve notifica. La comunicazione può contenere il nome e l'indirizzo e-mail del soggetto che ha effettuato la segnalazione, oltre ad altri dettagli della stessa.
A fronte della rimozione, l'utente dispone di due strumenti:
contattare direttamente il titolare dei diritti per tentare una soluzione della controversia;
presentare un ricorso alla piattaforma, secondo le istruzioni contenute nella notifica ricevuta.
Anche Meta applica una politica sulle violazioni ricorrenti. Chi pubblica ripetutamente contenuti lesivi dei diritti di proprietà intellettuale altrui, sia in materia di diritto d'autore sia di marchi, rischia la disabilitazione dell'account o la rimozione della Pagina. Prima di arrivare a tanto, la piattaforma può limitare la possibilità di pubblicare foto e video o l'accesso a determinate funzionalità. Le misure adottate, precisa Meta, variano in base alla natura del contenuto segnalato e al luogo in cui è stato pubblicato. Un aspetto positivo per l'utente: se un contenuto viene ripristinato perché un ricorso è stato accolto o perché il segnalante ha ritirato la segnalazione, tale ripristino viene tenuto in considerazione nell'ambito della politica sulle violazioni ricorrenti.

Cosa fare se un tuo contenuto viene segnalato o il tuo account viene chiuso
Ricevere una segnalazione non significa necessariamente aver violato il diritto d'autore. Come abbiamo visto, le piattaforme tendono a rimuovere prima e a verificare dopo. È quindi importante non farsi prendere dal panico e reagire in modo metodico:
Conservare le prove. Salva la notifica ricevuta, i dati del segnalante, il contenuto rimosso e ogni documento che attesti il tuo diritto a pubblicarlo, come licenze, contratti, liberatorie o ricevute di acquisto di brani e immagini.
Valutare la fondatezza della segnalazione. Prima di contestare, verifica se disponevi effettivamente dei diritti o se l’utilizzo rientra in una delle eccezioni e limitazioni previste dal diritto d’autore, ad esempio in materia di citazione, critica, recensione o parodia.
Non ricaricare il contenuto. Ripubblicare lo stesso materiale prima di aver chiarito la questione con la piattaforma espone a nuove segnalazioni e aggrava il rischio di sanzioni per recidiva.
Scegliere lo strumento più adatto. Le opzioni sono tre:
contattare il segnalante per ottenere il ritiro della segnalazione, soluzione spesso più rapida quando si tratta di un equivoco o di un utilizzo autorizzato;
presentare un ricorso o una counter notification tramite le procedure della piattaforma;
se la procedura interna non dà esito, rivolgersi all'AGCOM o all'autorità giudiziaria.
Monitorare lo stato dell'account. Tieni sotto controllo gli strike o le segnalazioni attive. Se ne hai già ricevute più d'una, valuta con particolare prudenza ogni nuova pubblicazione.
Quando il reclamo non basta: il Giudice civile
Nessuna procedura interna esclude il ricorso all'autorità giudiziaria, come precisano sia la Direttiva copyright sia il DSA.
Quando la chiusura di un canale o di un account mette a rischio un'attività professionale, può essere valutata una tutela cautelare d'urgenza ex art. 700 c.p.c. davanti al giudice competente, anche dinanzi alla Sezione specializzata ove la controversia rientri nella sua competenza. Il giudice però accorda la tutela solo se il danno non è riparabile con il risarcimento: occorre dimostrare che ciò che si perde (pubblico, avviamento, continuità della presenza) non è ricostruibile a posteriori. Infine, non sempre l'avversario giusto è la piattaforma: quando la segnalazione è infondata, l'azione più efficace può essere quella contro chi l'ha presentata, per ottenerne il ritiro e il risarcimento del danno.
Conclusioni
Le diverse politiche adottate dalle piattaforme in materia di recidiva fanno sì che ogni segnalazione per violazione del diritto d'autore possa rappresentare un ulteriore passo verso la perdita dell'account.
YouTube adotta un sistema particolarmente trasparente, basato sulla regola dei tre copyright strike, che consente agli utenti di conoscere con precisione le conseguenze delle contestazioni ricevute. Meta, al contrario, non indica pubblicamente una soglia numerica oltre la quale scatta la sospensione o la chiusura dell'account, lasciando agli utenti un margine di incertezza maggiore circa gli effetti dell'accumulo di segnalazioni. Ne consegue che anche una contestazione apparentemente isolata non dovrebbe essere sottovalutata, soprattutto da chi utilizza i social media per finalità professionali o imprenditoriali.
Il quadro normativo europeo e italiano offre però tutele concrete per gli utenti: il diritto a essere informati della rimozione, il diritto a un reclamo effettivo con verifica umana e la possibilità di rivolgersi all'AGCOM o al giudice. Per chi lavora con i social, conoscere questi strumenti e sapere quando e come usarli può fare la differenza.
Hai ricevuto una segnalazione o il tuo account è stato sospeso? Non aspettare il prossimo strike. Appunto società tra Avvocati ti aiuta a valutare la fondatezza della segnalazione, a scegliere lo strumento di tutela più efficace e a gestire il reclamo.
Oltre il diritto: se fai il creator sei un imprenditore la cui infrastruttura appartiene ad un terzo privato (la piattaforma)C'è un aspetto che la normativa in vigore non riesce a risolvere. Chi vive di contenuti pubblicati sui social non è un semplice utente: è un imprenditore la cui infrastruttura appartiene a un terzo privato, che può revocargliela con un procedimento interno, senza giudice e senza contraddittorio preventivo. Il pubblico costruito in anni non è trasferibile: chi perde un canale con centinaia di migliaia di iscritti non può portarli altrove, e l'opzione "cambia piattaforma" è, in concreto, inesistente. Il sistema, inoltre, è costruito per rimuovere: l'assetto degli incentivi tende a favorire una rimozione prudenziale, perché per la piattaforma il rischio derivante dal mantenimento di un contenuto illecito può essere immediato, mentre le conseguenze di una rimozione erronea emergono normalmente solo a seguito della contestazione dell'utente. Il costo dell'errore ricade quindi sul creator. Non solo: laddove la rimozione è automatica e la sanzione cumulativa, la segnalazione diventa un'arma nelle mani di concorrenti, haters o malintenzionati. Va detto che l'alternativa non è ovvia: affidare all'autorità giudiziaria ogni segnalazione sarebbe difficilmente praticabile, e dall'altra parte c'è spesso un autore a sua volta "derubato". Il legislatore europeo ha scelto di non togliere questo potere alle piattaforme, ma di proceduralizzarlo: motivazione, reclamo con revisione umana, avvertimento prima della sospensione, controllo del giudice. Sono tutele reali, che tuttavia operano a posteriori, quando il danno è già in corso. La tutela più efficace nelle mani del creator resta quella preventiva: documentare i diritti su ciò che si pubblica, non dipendere da un solo canale, mantenere un contatto diretto con il proprio pubblico e reagire alla prima segnalazione, non alla terza. |
FAQ
Una segnalazione per copyright comporta automaticamente la chiusura dell'account?
No. Di regola comporta la rimozione del singolo contenuto. La chiusura dell'account è prevista in caso di violazioni ripetute: su YouTube al terzo strike nell'arco di novanta giorni, mentre su Instagram e Facebook non è indicata una soglia precisa.
Uno strike su YouTube è permanente?
No. Scade dopo novanta giorni, a condizione di aver completato la Copyright School. Può inoltre essere eliminato se il segnalante ritira la segnalazione o se la counter notification ha esito positivo.
Quante segnalazioni servono per perdere l'account Instagram o Facebook?
Meta non lo specifica. Si limita a indicare che le misure variano in base alla natura del contenuto e al luogo in cui è stato pubblicato.
Se uso un brano o un video altrui per fare parodia o critica, rischio comunque la rimozione?
Il rischio esiste, perché i sistemi di controllo non sempre distinguono gli usi leciti. Tuttavia l'art. 17 della Direttiva (UE) 2019/790 tutela espressamente citazione, critica, recensione, caricatura, parodia e pastiche. Se il contenuto viene rimosso, è possibile contestare la rimozione.
Se la piattaforma respinge il mio reclamo, posso fare altro?
Sì. La decisione può essere sottoposta al controllo dell'AGCOM, oppure è possibile adire l'autorità giudiziaria.


